La Palude del Capitano

Senza ombra di dubbio uno dei posti più suggestivi del Salento, la cosiddetta Palude del Capitano situata nell’area del Parco Naturale Regionale di Porto Selvaggio ( a S. Isidoro di Nardò), regala ai visitatori uno scenario a dir poco incantevole.

Al suo interno una vegetazione rigogliosa con diverse piante ormai rare oltre che testimonianze dell’uomo preistorico.

Negli ultimi anni, in seguito a scavi archeologici, sono stati riportati alla luce i resti di una villa romana ed è stato ritrovato anche un antico unguentario colmo di monete d’argento.

Palude del Capitano

In questo sito di interesse Comunitario diversi specchi d’acqua d’acqua dolce (dovuti al fenomeno carsico delle doline di crollo, dette nel dialetto locale spundurate) che sgorga dalle fredde sorgenti dalla roccia e si mischia alle acque salate provenienti da piccoli canali sotterranaei che dal mare vicino si congiungono fino alla palude.

Doveroso citare tra la flora presente nell’area la salicornia, il giunco, varie specie di Serapias e Ophris e la rarissima Sarcopoterium Spinosum.

L’incontaminato panorama cattura lo sguardo e rasserena l’animo dei visitatori che qui trovano un ambiente in cui la pace e la natura regnano sovrane.

Difficile descrivere con le parole la bellezza del luogo che sicuramente merita di essere visto seppure non è facilmente individuabile.

Può essere raggiunto percorrendo la superstrada SS101 uscita Galatone-Santa Maria al Bagno, proseguendo per Santa Maria al Bagno, quindi per Santa Caterina, lungo la strada Galatone-Santa Maria al Bagno.

Alla rotonda bisogna svoltare a destra in direzione Porto Selvaggio lungo la strada Gallipoli-Nardò.

Da lì si dovrà successivamente deviare a sinistra per Santa Caterina ed al bivio successivo svoltare a destra per Sant’Isidoro fino ad arrivare al parcheggio di Frascone da cui accedere a piedi alla Palude del Capitano.

In questo contesto paradisiaco creato dalla natura per mezzo di una camminata di terra e pietrisco si arriva in breve alla casetta del Capitano da cui il posto prende il nome.

La leggenda narra di un marinaio che, ormai stanco della vita di mare, decise di costruire lungo le sponde del laghetto una casetta in cui dimorare immerso in un ambiente suggestivo, allora come oggi, incominato ed unico.